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difficile da spiegare a chi non c’è mai stato

Come si può descrivere in poche righe tutte le emozioni che si provano durante un pellegrinaggio in Terra Santa? Io sono partito senza sapere bene cosa mi dovessi aspettare, senza neanche molta convinzione, a dire la verità. Chiedendo a chi già fosse andato a Gerusalemme prima di me, mi era stata descritta una situazione che pensavo mi avrebbe deluso parecchio.

Una volta partito mi sono ritrovato quindi in quest’avventura senza sapere a cosa andavo incontro e cosa questo pellegrinaggio mi avrebbe dato.

La Terra Santa è un posto “strano”, difficile da spiegare a chi non c’è mai stato e da capire per chi non l’ha mai visto. Si ha una sensazione di familiarità, come se in quei posti ci fossimo già stati, mista ad una sensazione di stordimento, perché è strano realizzare che quelli sono davvero i posti in cui è vissuto Gesù, quei posti che fin da piccoli ci raccontano e proviamo ad immaginare.

Girando fra i vari luoghi che hanno segnato la vita del Signore, mi sono ritrovato a pensare a delle cose e a fare delle considerazioni che non ero mai stato portato a fare prima. Si pongono mille domande, vengono in mente moltissimi dubbi, ci si rende conto di quante cose dovremmo sapere e quante invece ne ignoriamo riguardo la nostra religione.

Non servono però tanto le guide per rispondere a tutti i quesiti che ci vengono in mente, basta far parlare ai nostri cuori i luoghi che vengono visitati, quei luoghi che 2000 anni fa sono stati testimoni oculari della vita di Gesù e che ancora oggi ne portano, evidenti, i segni.

Impossibile, allora, rimanere indifferenti di fronte alla grotta della Natività; al lago di Tiberiade che ha ascoltato e visto così tante predicazioni e segni miracolosi; all’Orto degli Ulivi e a quella pietra che ancora oggi sembra soffrire insieme al Signore; e, più di tutti, al Santo Sepolcro, una volta luogo di pianto e disperazione e oggi, invece, di tangibile speranza.

Tutto questo, purtroppo però, non può essere vissuto senza i segni continui ed impressionanti della guerra che lì ti circonda; senza l’estraniante paradosso di così tanto odio in quei posti che hanno avuto la fortuna di ascoltare la più grande testimonianza di amore e pace.

Questo pellegrinaggio dell’Unitalsi è partito proprio con questo intento, duecento bambini per tentare di riportare in Terra Santa quella pace che oggi non si riesce a trovare proprio da nessuna parte. E allora le emozioni non sono venute soltanto dalla visita dei luoghi santi, ma anche, ad esempio, da quel bellissimo gemellaggio effettuato in un paesino vicino Betlemme con i giovani e i bambini della comunità Palestinese.

Non è stato facile muoverci con i nostri bambini, rendere per loro questa esperienza indimenticabile e fargli arrivare il messaggio di quella Terra, ma alla fine tutto questo è riuscito e allora, una volta lì, non si sarebbe più voluto tornare indietro.

Un pellegrinaggio davvero unico, quindi, sotto tutti i punti di vista. Per la (ri)scoperta della vita di Gesù, della terra che ha scelto per portare a noi il Suo messaggio, e anche di come due razze, popoli o religioni che siano, non debbano mai convivere fra di loro.

Tornati a casa non si può evitare di sentirsi cambiati dal pellegrinaggio in Terra Santa, vogliosi di raccontare a tutti la propria esperienza e di consigliare, a chi ancora non c’è stato, di andare e provare personalmente tutte quelle emozioni che, altrimenti, sono troppo difficili da capire.

 

                                                                                                                      Matteo Guerrini